Venerdì 16 ottobre, alle 17.30 in sede, il primo incontro dei Focus di quest’anno, sul tema dell’identità italiana, è dedicato al romanzo di Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo”. Conduce l’incontro Stefano Giusto. In allegato la scheda di preparazione all’incontro.
Prossimi incontri:
13 novembre: Rosso Malpelo, La Roba e Libertà di Giovanni Verga, a cura di Paolo Colombo
11 dicembre: Gli Indifferenti di Alberto Moravia, a cura di Giuseppe Uboldi
In questo ciclo di focus di letteratura leggeremo romanzi che possono stimolare una conversazione sull’identità italiana: come eravamo quando aspiravamo, con ritardo rispetto ad altri paesi, a unirci come nazione in uno Stato, cosa sentivamo e pensavamo di noi stessi dopo l’Unità, come famiglie, classi sociali, società ed entità nazionale, chi pensavamo e abbiamo
pensato fino a oggi di essere, come stiamo cambiando? I racconti di noi stessi attraverso i grandi romanzi degli ultimi due secoli, possono essere una nostra fedele autobiografia?
La stessa sequenza storica e cronologica di alcuni romanzi proposti riflette il significato che diamo all’idea di identità: la nostra
come quella degli altri popoli. Benedetto Croce ammoniva i nazionalisti della sua epoca dicendo che il carattere di un popolo è “La sua storia: tutta la sua storia 2 e nient’altro che la sua storia”. È stato detto che il nostro modo di ragionare, credere e agire non è altro che la sedimentazione nelle nostre mentalità individuali dell’esperienza e delle culture che hanno influenzato attraverso i secoli i nostri avi e noi stessi anche se ne siamo spesso poco o niente affatto consapevoli. Ci auguriamo che leggere alcuni romanzi italiani di rilievo scritti dagli inizi dell’Unità a oggi possa aiutarci a mettere a fuoco la consapevolezza della nostra identità, non semplificandola con luoghi comuni o stereotipi ma, all’opposto, con il preciso intento di coglierne la dinamica fatta di molte sfaccettature, pregi, difetti e contraddizioni. Privilegiamo nei focus la finzione letteraria perché crediamo e speriamo che il bravo scrittore, pur con le sue salde convinzioni etico-politiche, quando scrive abbia, grazie all’intuizione artistica, un grado di libertà superiore a quella del filosofo o del saggista. Nel caso italiano poi, proprio ai letterati, a partire da Dante, va riconosciuto il ruolo elitario di precursori dell’idea di poter essere in futuro una nazione e questo, se è un loro merito, potrebbe essere visto anche come una delle cause della distanza, se non della diffidenza, persistente ancora oggi, tra il popolo e le classi dirigenti che lo rappresentano da una parte e le opere degli scrittori
dall’altra.
Ragionare sull’identità è tanto più attuale in questo momento storico (a ben vedere si tratta ormai di una quarantina di anni) in cui particolarismi secessionistici, sovranismi, nazionalismi e radicalismi di varia e inaspettata estrazione ideologica, grazie a facili quanto aberranti semplificazioni, trovano sempre maggiori consensi in opposizione al cosmopolitismo di origine
illuministica sentito come astratto e in conflitto con i nostri ideali e interessi materiali. Tutto questo accade perché esiste la percezione angosciosa e diffusa che la nostra identità sia debole e perciò a rischio di perdersi per gradi per poi svanire del tutto a contatto con le identità degli altri popoli a causa dell’omologazione in corso per un insieme di fatti inoppugnabili quali la globalizzazione, le pervasive tecnologie della comunicazione, l’accelerazione nella vita sociale, le migrazioni di massa e la denatalità diffusa nei popoli più ricchi e secolarizzati rispetto al tasso di nascite dei più poveri e più legati alle tradizioni religiose.

